trio
Le gemelle - Cap.10 - Il piano
03.03.2026 |
672 |
2
"Vuoi vedere di più?"
Giorgio annuì di nuovo, mano che tornava sul cazzo, segandosi piano..."
Passarono tre settimane dalla cena precedente.Anna e Beatrice avevano parlato spesso tra loro, a bassa voce, quando Luca non c’era. Non erano sicure, ma entrambe avevano notato qualcosa: il modo in cui il padre le guardava quando pensava che non se ne accorgessero, il respiro leggermente più corto quando entravano in cucina in maglietta corta, il modo in cui distoglieva lo sguardo troppo in fretta se loro si chinavano per prendere qualcosa dal frigo.
Non era certezza. Era un sospetto. Un’intuizione femminile, un brivido che correva lungo la schiena quando Giorgio passava loro accanto un po’ troppo vicino.
"Dobbiamo saperlo," disse Beatrice una sera, mentre erano sole in camera. Anna era sdraiata sul letto, nuda dopo la doccia, capelli ancora umidi. Beatrice era seduta a gambe incrociate, in perizoma e top corto.
Anna annuì lentamente.
"Un’altra cena. Facciamo la stessa scena... ma stavolta cerchiamo di smascherarlo."
Beatrice sorrise.
"Provocazione mirata. Vediamo se abbocca."
Luca non sapeva niente. Quando Anna gli disse “domani cena dai miei, vieni anche tu?”, lui rispose solo “certo, amore” con un bacio sulla fronte. Non sospettava che le gemelle avessero un piano.
La cena fu organizzata per il sabato sera.
Stessa villetta, stesso tavolo di legno massiccio, stesso arrosto in forno. Giorgio era già seduto a capotavola, giornale aperto, occhiali sul naso. Laura, la madre, era in cucina a finire le ultime cose.
Luca arrivò con una bottiglia di vino buono stavolta, salutò tutti con educazione. Anna lo baciò sulla guancia davanti ai genitori, Beatrice gli diede un abbraccio veloce ma abbastanza lungo da fargli sentire il seno contro il petto.
La cena andò tranquilla.
Giorgio era il solito: calmo, silenzioso, qualche battuta leggera sul lavoro passato, sul calcio, sul tempo che peggiorava. Laura chiacchierava con le figlie di università, di progetti per Natale, di quanto fosse bello averle entrambe a casa. Luca rispondeva educato, sorrideva, stringeva la mano di Anna sotto il tavolo come un fidanzato normale.
Nessuna provocazione evidente. Nessun piede che saliva lungo la coscia, nessun tocco ambiguo. Solo sguardi rapidi tra Anna e Beatrice, un cenno quasi impercettibile, un piccolo sorriso che solo loro capivano.
Il cibo era buono, il vino scorreva lento. Laura si alzò per prima.
"Ragazzi, io devo scappare. Turno di notte. Torno domattina presto."
Baciò le figlie sulla fronte, strinse la mano a Luca, diede un bacio sulla guancia a Giorgio.
"Comportatevi bene," disse con un sorriso stanco.
Uscì. La porta si chiuse con un clic morbido.
Giorgio sbadigliò, si stiracchiò.
"Io vado a letto. Sono stanco morto. Buonanotte."
Salì le scale senza voltarsi. Passi lenti, pesanti, che si persero al piano di sopra.
Silenzio.
I tre rimasero seduti al tavolo per qualche secondo, piatti ancora mezzi pieni, bicchieri di vino rossi.
Beatrice fu la prima a parlare.
"Andiamo di sopra," disse piano, guardando prima Anna, poi Luca. Prese la mano di Luca, si alzò.
"Vieni."
Salirono in camera di Anna. La porta si socchiuse.
Dentro, le gemelle si spogliarono in fretta. Anna si tolse il vestito nero aderente, rimase in reggiseno push-up e perizoma coordinato. Beatrice si tolse tutto in un secondo: canottiera, gonna, mutandine. Nuda, tette sode, capezzoli già duri, figa depilata e lucida.
Luca si spogliò, cazzo duro che puntava verso l’alto.
Beatrice lo spinse sul letto.
Le due gemelle si baciarono appassionatamente mentre Luca leccava Anna e Beatrice lo cavalcava.
Gemiti sommessi, letti che cigolavano appena, respiri affannati.
Fuori dalla porta, Giorgio era fermo sulle scale.
Aveva sentito i primi gemiti. Era sceso piano, scalzo, senza farsi sentire. Ora era lì, dietro la porta socchiusa, a guardare attraverso lo spiraglio.
Vide le sue due figlie nude, che si baciavano, che usavano lo stesso ragazzo. Vide Luca che leccava Anna mentre Beatrice lo scopava. Vide i corpi delle sue figlie che si muovevano insieme, tette che si sfregavano, lingue che si intrecciavano.
Giorgio sentì il cazzo indurirsi nei pantaloni del pigiama.
Non poté trattenersi. Si slacciò i pantaloni, prese il cazzo in mano, iniziò a segarsi piano, occhi fissi sulla scena.
Le gemelle non lo videro. Luca nemmeno.
Anna venne per prima, cosce che tremavano intorno alla faccia di Luca, un gemito strozzato che cercò di soffocare contro la bocca di Beatrice. Beatrice accelerò, venne forte sul cazzo di Luca, figa che si contraeva.
Luca spinse ancora qualche volta, poi uscì da Beatrice e venne sulle natiche di lei, schizzi caldi che colarono lungo la schiena e sulle cosce.
Giorgio accelerò il ritmo della mano. Il cazzo gli pulsava forte, vene gonfie, cappella rossa e lucida. Guardava le figlie: Anna che si contorceva sotto la lingua di Beatrice, Beatrice che veniva scopata da dietro, culo che sbatteva contro il bacino di Luca.
Beatrice venne per seconda, urlando nel clitoride di Anna, corpo che tremava. Anna seguì subito dopo, cosce che si chiudevano intorno alla testa della sorella.
Luca spinse ancora due, tre volte, poi uscì da Beatrice e venne sulle natiche di lei, schizzi caldi che colarono lungo la schiena e sulle cosce.
Giorgio non resistette più.
Venne e tremò, mentre la mano rallentava ed aveva gli occhi ancora fissi sulla scena.
Le gemelle si girarono, si abbracciarono nude, si baciarono piano, corpi sudati e intrecciati.
Luca rimase in ginocchio, cazzo gocciolante, ansimante.
Anna sussurrò a Beatrice:
"Ti amo."
Beatrice rispose:
"Ti amo anch’io."
Poi guardarono verso la porta socchiusa.
Stavolta lo videro.
Giorgio era lì, pantaloni slacciati, mano ancora sul cazzo semi-morbido, sperma sul pavimento.
Silenzio totale.
Anna e Beatrice si guardarono. Poi sorrisero.
Anna si alzò dal letto, nuda, si avvicinò alla porta. Giorgio fece un passo indietro, ma non scappò.
Anna aprì la porta del tutto.
"Papà," disse piano, voce calma ma carica.
Giorgio abbassò lo sguardo, rosso in viso.
Beatrice si avvicinò, nuda anche lei.
"Hai visto tutto, vero?"
Giorgio annuì lentamente, incapace di parlare.
Anna gli sfiorò il braccio.
"Non scappare. Entra."
Giorgio entrò, porta che si chiuse dietro di lui.
Le gemelle lo guardarono. Luca era ancora in ginocchio, confuso ma eccitato.
Anna sorrise.
"Vuoi guardare ancora?"
Giorgio non rispose. Ma il cazzo gli si indurì di nuovo.
Beatrice rise piano.
"Allora siediti lì," disse indicando la sedia in angolo.
Giorgio obbedì senza una parola.
Si sedette sulla sedia nell’angolo della stanza, quella vecchia sedia di legno che Anna usava per studiare quando era piccola. Le gambe gli tremavano leggermente, pigiama ancora slacciato, cazzo semi-morbido che penzolava fuori, residui di sperma sul tessuto e sul pavimento dietro di lui. Non si coprì. Non ci provò nemmeno.
Le gemelle lo guardarono per un lungo secondo.
Anna aveva ancora il rossore dell’orgasmo sulle guance, il respiro corto, figa lucida e leggermente aperta. Beatrice era in piedi accanto al letto, mani sui fianchi, tette che si alzavano e abbassavano piano, un sorriso lento e pericoloso sulle labbra.
Nessuno parlò per qualche istante. Solo il rumore del loro respiro e il ticchettio lontano dell’orologio in corridoio.
Poi Beatrice ruppe il silenzio.
"Hai visto tutto, papà."
Non era una domanda.
Giorgio abbassò lo sguardo sulle piastrelle, ma non rispose.
Anna si avvicinò di un passo, nuda, piedi scalzi sul pavimento freddo. Si fermò a un metro da lui.
"Hai goduto a guardarci?" chiese, voce bassa, quasi curiosa più che arrabbiata.
Giorgio deglutì. Il cazzo gli diede un piccolo guizzo, traditore.
Beatrice rise piano, un suono basso e roco.
"Guarda... gli piace ancora." Indicò il cazzo del padre che si stava indurendo di nuovo, lentamente, contro la sua volontà.
Anna si chinò leggermente, guardò meglio. Non era disgusto quello che aveva negli occhi. Era qualcos’altro. Qualcosa di oscuro, di curioso, di eccitato.
"Papà..." disse piano, quasi sussurrando. "Vuoi continuare a guardare?"
Giorgio alzò lo sguardo. Per la prima volta da quando era entrato, incontrò gli occhi delle figlie. Erano identici, verdi, lucidi. Ma diversi: Anna aveva uno sguardo intenso, quasi dolce nella sua perversione; Beatrice aveva fame, pura fame.
Non rispose a parole.
Ma annuì, una volta sola, lento.
Beatrice sorrise trionfante.
"Allora siediti comodo."
Tornò verso il letto, prese Anna per la mano, la tirò a sé. Le due gemelle si baciarono di nuovo, stavolta davanti a lui, consapevoli del suo sguardo. Bacio profondo, lingue che si vedevano, mani che si esploravano: Anna pizzicò il capezzolo di Beatrice, Beatrice infilò due dita nella figa ancora bagnata di Anna.
Luca era ancora in ginocchio, cazzo duro, confuso ma eccitato. Non si mosse. Aspettava.
Beatrice si staccò dal bacio, guardò il padre.
"Papà... vuoi vedere di più?"
Giorgio annuì di nuovo, mano che tornava sul cazzo, segandosi piano.
Anna si girò verso Luca.
"Vieni qui," disse. "Scopami. Davanti a lui."
Luca si alzò, si avvicinò. Anna si sdraiò sul letto, spalancò le gambe verso il padre. Luca entrò dentro di lei con un colpo lento. Anna gemette, occhi fissi su Giorgio.
"Guardami, papà," disse. "Guarda come mi scopa."
Giorgio segò più veloce, occhi incollati sulla figa della figlia che si apriva intorno al cazzo di Luca.
Beatrice si mise dietro Luca, gli accarezzò le palle mentre lui scopava Anna, poi si chinò e leccò il clitoride di Anna sopra il cazzo che entrava e usciva.
Anna venne forte, corpo che tremava, figa che stringeva Luca.
Luca uscì, cazzo lucido.
Beatrice si sdraiò accanto alla sorella.
"Ora me," disse al padre. "Guarda come mi riempie."
Luca entrò in Beatrice. Lei gemette più forte, fianchi che spingevano indietro.
Anna si chinò, baciò la sorella, poi leccò il clitoride di Beatrice mentre Luca la scopava.
Giorgio segava veloce, respiro affannato.
Beatrice venne, urlando piano. Luca uscì, venne sulle tette di Beatrice.
Giorgio venne di nuovo, schizzi sul pavimento, mano che tremava.
Le gemelle si abbracciarono, si baciarono sopra Luca.
Anna guardò il padre.
"Papà... vuoi unirti?"
Anna rimase ferma sulla soglia, nuda, capelli ancora umidi di pioggia, gocce che le scivolavano lungo il collo e tra i seni. La luce fioca della lampada da comodino le illuminava la pelle, facendola sembrare quasi irreale. Giorgio era seduto sulla sedia nell’angolo, pigiama slacciato, mano ancora sul cazzo semi-morbido, sperma fresco sul pavimento davanti a lui. Non si era coperto. Non aveva nemmeno provato.
Il silenzio era denso, pesante, rotto solo dal respiro affannato di tutti e tre.
Anna ripeté, voce bassa ma chiara, quasi dolce:
"Papà... vuoi unirti?"
Giorgio alzò gli occhi lentamente. Non era più imbarazzo quello che aveva sul viso. Era qualcos’altro: fame. Desiderio crudo, vecchio, represso per anni. Non rispose a parole. Si alzò in piedi, pantaloni che gli caddero alle caviglie. Il cazzo gli si indurì di nuovo in pochi secondi, puntando verso le figlie.
Beatrice rise piano, un suono basso e roco che riempì la stanza.
"Visto, sorellina? Non è solo uno spettatore."
Anna non si mosse. Guardò il padre avvicinarsi, passo dopo passo, cazzo che oscillava pesante. Quando fu a un metro da loro, Giorgio si fermò. Guardò prima Anna, poi Beatrice, poi Luca ancora in ginocchio, cazzo gocciolante, confuso ma eccitato.
Beatrice fu la prima a muoversi. Si avvicinò al padre, gli prese il cazzo in mano, lo segò piano due volte.
"Papà... sei duro per noi," disse con voce bassa. "Lo sei sempre stato, vero?"
Giorgio non rispose. Ma il cazzo gli diede un guizzo nella mano di lei.
Anna si avvicinò dall’altro lato. Gli sfiorò il petto con le dita, poi scese piano fino al cazzo. Lo strinse insieme alla sorella. Le due mani, identiche, lo segarono insieme, lente, sincronizzate.
Luca rimase in ginocchio, a guardare. Non disse niente. Il suo cazzo si indurì di nuovo, dolorante.
Giorgio gemette piano, per la prima volta.
Anna si chinò, baciò il padre sul collo. Non era un bacio da figlia. Era un bacio da donna. Beatrice fece lo stesso dall’altro lato, lingua che sfiorava l’orecchio.
"Papà..." sussurrò Anna. "Vuoi scoparci?"
Giorgio annuì, voce roca:
"Sì."
Beatrice rise.
"Allora sdraiati."
Giorgio si sdraiò sul letto. Le gemelle si misero sopra di lui. Anna si impalò sul cazzo del padre con un gemito lungo. Beatrice si sedette sulla sua faccia, figa sulla bocca.
Giorgio leccò Beatrice, mani sui fianchi di Anna mentre lei lo cavalcava.
Luca rimase in ginocchio, a guardare il padre che scopava le figlie.
Anna venne per prima, figa che stringeva il cazzo del padre. Beatrice venne sulla sua lingua.
Poi si diedero il cambio.
Beatrice si impalò sul cazzo del padre. Anna si sedette sulla faccia.
Luca si avvicinò, cazzo duro. Anna gli fece cenno.
"Vieni qui," disse. "Scopami mentre lui lecca Beatrice."
Luca entrò in Anna da dietro, mentre il padre le leccava la sorella. Luca scopava Anna, mani sui fianchi, spingendo profondo.
Giorgio venne dentro Beatrice, grugnendo forte. Beatrice tremò sopra di lui.
Luca venne dentro Anna subito dopo.
Le gemelle si staccarono, si abbracciarono nude sopra i due uomini.
Anna baciò il padre sulla bocca, poi baciò Luca.
Beatrice fece lo stesso.
"Siamo una famiglia," disse Anna.
Beatrice sorrise.
"E tu sei nostro."
Giorgio, ansimante, annuì.
Luca, esausto, rispose:
"Grazie... grazie a tutti voi."
La porta rimase chiusa.
E la notte continuò.
Fatemi sapere se il racconto vi è piaciuto scrivendomi in DM.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Le gemelle - Cap.10 - Il piano:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
